Quest’anno terrò una serie di incontri al  Corso di Laurea in Infermieristica dell’Università di Torino, dove, in una delle sedi, verrà sperimentato un laboratorio esperienziale  sul perdono, basato sul metodo utilizzato nell’International School of Forgiveness, che ha come obiettivo quello di favorire l’acquisizione di  alcune abilità relazionali di fondamentale importanza per le professioni di aiuto.
Nel corso del triennio, oltre a una preparazione di natura tecnico-scientifica si lavora con diverse strategie sulla capacità relazionale con il paziente, poichè l’arte di prendersi cura delle persone richiede un focus particolare sulla comprensione e sull’accompagnamento di chi viene assistito. Questo processo comprende la presa in carico degli aspetti emotivi e cognitivi, attraverso l’empatia, l’ascolto, l’accettazione positiva e l’autenticità. Creare una relazione terapeutica equilibrata ed armonica è fondamentale sia per il benessere dell’infermiere che per il paziente. Questa relazione rappresenta di fatto un mezzo attraverso il quale sviluppare fiducia, conforto e gestione della salute/malattia. Un recente studio (2016) del prof. C. Bethlehem ha dimostrato che il livello di empatia di una persona influenza la sua capacità di aiuto anche in momenti di emergenza.
Quello che faremo sarà quindi la sperimentazione di un percorso integrativo sul perdono, sulla consapevolezza e sulla meditazione, che verrà accompagnato dalla misurazione puntuale delle ricadute che avrà sugli studenti sia in termini di gradimento che di efficacia sulla loro formazione.
In questi 11 anni di ricerca ho avuto la fortuna di poter applicare questo metodo a migliaia di persone in contesti sociosanitari. Medici, infermieri, psicologi, psichiatri ed altre professioni di aiuto. In tutti i casi ho potuto constatare l’importanza e l’efficacia di una formazione che lavorasse  sulla consapevolezza. Auguro a tutte le persone coinvolte in professioni di aiuto di poter integrare nel proprio bagaglio di esperienze una formazione di questo tipo.
Grazie a tutti coloro che stanno collaborando a questo studio sperimentale.
Daniel Lumera